Giornata Mondiale contro l’AIDS

Giornata Mondiale contro l’AIDS

Oggi è il trentaduesimo anniversario della Giornata Mondiale contro l’AIDS. La malattia venne identificata nel 1982 e subito considerata pandemia, sei anni dopo venne istituita la giornata mondiale, la prima nell’ambito della salute. Ma cos’è l’AIDS? Come si trasmette? Esistono delle cure? Dall’82 ad oggi si sono fatti progressi in termini di ricerca? 

HIV e AIDS

AIDS è l’acronimo di “Sindrome da immunodeficienza acquisita”. Si può definire come lo stato avanzato, in assenza di cure, del virus HIV. Quest’ultimo attacca i linfociti CD4, un tipo di globuli bianchi che si occupano di fornire al nostro organismo le difese immunitarie.

Un malato di AIDS ha quindi sicuramente contratto l’HIV, ma non è sempre detto il contrario: una volta contratto il virus (ed esserne venuti a conoscenza) è possibile contrastarlo ed evitare di giungere allo stadio AIDS, molto più pericoloso e, nella maggior parte dei casi, letale.

Il virus non causa la morte degli individui che lo contraggono, ma attaccando le difese immunitarie facilita la comparsa e la diffusione nell’organismo di altre patologie che portano alla morte.

Le persone che hanno contratto HIV sono dette “sieropositive”: ciò vuol dire che dalle analisi specifiche risulta la presenza nel sangue degli anticorpi anti-HIV.

Come si trasmette il virus

L’HIV si deposita all’interno dei fluidi corporei (sangue, liquidi seminali, latte materno), perciò la trasmissione tra una persona infetta e una sana avviene con lo scambio di tali liquidi.

Non si trasmette tramite la saliva, perciò è falso affermare che anche un bacio può essere fonte di contagio. Tuttavia se la persona infetta dovesse avere una ferita nella bocca, allora il bacio potrebbe rivelarsi contagioso. Le modalità di trasmissione più comuni sono comunque i rapporti sessuali non protetti ed è alta la percentuale di tossicodipendenti contagiati a causa dello scambio di siringhe e aghi infetti. Ma una volta contratto il maledetto virus, è possibile guarire?

Cure

Prima di tutto bisogna “scoprire” di essere sieropositivi, dal momento che non esistono sintomi specifici per questa condizione. Ci sono persone che lo scoprono dopo diversi anni, poiché il virus rende vulnerabili a malattie che generalmente non darebbero grossi problemi. A quel punto, ammalandosi molto spesso, queste persone decidono di effettuare il test.

È necessario sottolineare che un virus, una volta entrato nell’organismo, tende a replicarsi e prende forza giorno dopo giorno se non si interviene tempestivamente. Il consiglio degli esperti è quindi quello di effettuare regolarmente test a prescindere dai contatti che si hanno. È necessario a maggior ragione se si hanno rapporti sessuali non protetti con persone sconosciute o che comunque non hanno la certezza di essere sieronegative.

I malati di HIV vengono sottoposti, ormai da diversi anni, alla terapia antiretrovirale. Questa non permette di eliminare il virus dall’organismo, ma lo gli impedisce quattro pericolose azioni: l’ingresso nelle cellule, il passaggio da virus RNA a virus DNA (ciò che gli permette di replicarsi), la capacità di integrare il DNA del virus al DNA della cellula ospite e la maturazione di nuove particelle virali potenzialmente infettanti.

Secondo il Ministero della Salute le persone che si sottopongono alla terapia antiretrovirale subito dopo che il virus si è insediato hanno una prospettiva di vita simile alle persone sane.

Inoltre, le persone che durante la terapia mostrano per 6 mesi consecutivi una carica virale di livello “non misurabile” vedono annullata la possibilità di trasmettere il virus ad altri

Casi particolari

Una persona sieropositiva può avere figli?

Per quanto riguarda l’uomo sieropositivo il metodo più sicuro è ricorrere all’inseminazione artificiale. Vengono separati gli spermatozoi mobili dal resto del seme, in modo da evitare la trasmissione dell’HIV presente nel liquido seminale alla donna. In linea teorica la trasmissione rimane possibile nonostante l’esclusione di seme infetto, tuttavia a livello pratico non si sono mai verificati casi di trasmissione alla donna o al feto tramite questa tecnica.

Se invece è la donna ad avere contratto il virus, c’è bisogno di ricorrere a terapie e farmaci specifici, che comprendono anche la terapia antiretrovirale. La probabilità di trasmissione del virus al feto nel caso in cui non ci si sottoponesse alle terapie indicate si aggira intorno al 20%con le cure si scende all’1%, ma i farmaci utilizzati potrebbero causare malformazioni del feto.

Due bambini nati sieropositivi dopo un lungo trattamento sono risultati guariti dal virus, ma dopo la sospensione delle terapie l’HIV è tornato a presentarsi. Ciò ha fornito agli scienziati l’indicazione che il virus può vivere nell’organismo anche in uno stato “dormiente” per poi riattivarsi.

Fa ben sperare il caso di una bambina sudafricana nata sieropositiva che ormai da 8 anni non prende più farmaci e la cui carica virale risulta ancora non misurabile.

L’illustre immunologo americano Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases statunitense, ha dichiarato: “Servono maggiori studi per capire come stimolare laremissione del virusnei bambini infetti. Tuttavia questo caso rafforza la speranza che trattando un bambino sieropositivo durante l’infanzia potremmo risparmiargli il peso di una terapia che dura tutta la vita”.

Ancora di maggiore auspicio è ciò che si è verificato in Inghilterra. Un paziente di 45 anni è stato sottoposto a una cura sperimentaleproveniente da un gruppo di studio molto ampio delle migliori università britanniche. La nuova terapia è composta da due fasi: il primo farmaco somministrato è unvaccinoche aiuta l’organismo a riconoscere le cellule infette e a eliminarle. Dopodiché entra in gioco la molecola“vorinostat”, cheattiva le cellule contenenti il virus dormiente in modo che possano essere captate e combattute dal sistema immunitario. Si tratterebbe, nel caso in cui venisse riconosciuta efficace dalla comunità scientifica, della prima cura completa contro l’HIV.

Numeri e raccomandazioni

Ad oggi sono morte più di 35 milioni di persone a causa dell’AIDS. Nel 2000 erano solo 685000 i malati che si erano sottoposti alla terapia antivirale, nel 2017 se ne registravano circa 21 milioni. Un progresso enorme che ha ridotto fortemente la trasmissione, ma che non deve assolutamente far cantare vittoria. L’Africa ad esempio, dove il sistema sanitario è in seria difficoltà, conta ad oggi il 70% dei sieropositivi nel mondo. Quali sono gli obiettivi della giornata mondiale?

Per rispondere riprendiamo le parole di Onu Italia: “La giornata mondiale contro l’AIDS rappresenta così un’importante occasione per promuovere prevenzione e assistenzacombattere i pregiudizi e sollecitare i governi e la società civile affinché vengano destinate risorse appropriate per la cura e le campagne di informazione.”